Lettura

Dalle storie alla  STORIA

Storie di persone, comuni e non, per meglio comprendere la Storia raccontata dai libri di testo…

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“UN CLASSICO PER AMICO”

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Il ballo  di Irene Némirovsky ha la perfezione esemplare di un piccolo classico, poiché riesce a mescolare, tra gli altri temi, quelli più ardui dell’adolescenza: la rivalità madre-figlia, i pensieri di vendetta nei confronti degli adulti – che passano, in questo caso eccezionale,                  dall’ immaginazione alla realtà.

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Noi siamo abituati a dare a parole come “silenzio” e “solitudine” un significato di malinconia, negativo. Nel caso della lettura non è così, al contrario quel silenzio e quella solitudine segnano la condizione orgogliosa dell’essere umano solo con i suoi pensieri, capace di dimenticare per qualche ora “ogni affanno”.

Corrado Augias, Leggere, 2007

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13 thoughts on “Lettura

  1. “Le quattro ragazze Wieselberg”
    Il romanzo è scritto nel primo capitolo in terza persona, successivamente in prima persona, racconta esperienze personali e narra in un primo momento la storia di una nobile famiglia, del fine Ottocento, composta da: quattro figlie, un padre musicista e una madre che si divide tra la casa di città. Con questa narrazione, è possibile vedere una parte di secolo della storia italiana, in quanto la scrittrice descrive in prima persona la Storia secondo i suoi pensieri : tensioni per la guerra, paura per i parenti al fronte…lei, figlia dell’ultima delle sorelle Wieselberg. Il romanzo è suddiviso in quattro parti e vi si colloca una prospettiva narrativa e ideologica, sull’ aspetto coraggioso delle vicende. Esso integra la memoria con fantasia e coglie aspetti tra vita privata e pubblica, tra individuo e storia. Mi è piaciuto particolarmente tanto conoscere la vita di Fausta Cialente. il dopoguerra, quindi la continuazione e il successivo matrimonio, la nascita della figlia Lili. Il libro è bello e assolutamente da leggere. Alcune delle mie parti preferite si trovano nelle ultime pagine, anche se vi sono frasi particolarmente significative anche prima. Le mie frasi preferite che descrivono la situazione sono : “Rimpianti furono sempre, con la dolcezza per gli anni felici di cui erano la memoria, mentre assai amaro dovette essere il confronto con quanto la vita le recò dopo”, “il tempo passa, i dolori incidono, gli avvenimenti insegnano”, “gli inganni della storia rimangono chiusi come un seme nella terra per decine d’ anni e nessuno si accorge di quanto quel seme è impuro; poi finalmente spunta il germoglio velenoso e allora soltanto la scabra verità appare. Sempre troppo tardi quando l’ alto prezzo di tanti giovani morti è già stato pagato”.

  2. “Il ballo”.
    Romanzo scritto dall’autrice Irène Némirovsky, narra di una famiglia di origini russe, andata a vivere in Francia e da poco diventata ricca grazie agli affari dell’uomo di famiglia, il sig. Kampf. Nel romanzo si accentua il difficile rapporto fra Antoinette, ragazzina di quattordici anni, e i suoi genitori, in particolare con la mamma.
    La ragazza si sente oppressa e derisa dalla madre, non sopporta più le sue urla e il distacco che mostra nei suoi confronti, quando ad esempio Antoinette va ad abbracciarla e lei la respinge freddamente. La ragazzina arriva addirittura a desiderare la morte!
    Penso che questo sia un romanzo da far leggere soprattutto a noi ragazzi, perché è una storia molto vicina a noi.
    La frase che più mi ha colpito è stata: “Potevo piangere o riderle davanti, ma non si sarebbe mai accorta di me”. Penso che questa frase faccia ben capire la sensazione di incomprensione e inadeguatezza provata dalla ragazzina.
    La conclusione del romanzo lascia a bocca aperta.
    Libro da leggere assolutamente.

  3. “Spingendo la notte più in là”.
    Autobiografia scritta dal giornalista italiano, Mario Calabresi.
    L’autore racconta il modo in cui lui e la sua famiglia hanno vissuto la morte e le cause della morte del padre, il commissario Luigi Calabresi, straziato prima moralmente, accusato di aver ucciso l’anarchico Pinelli, e poi ammazzato alle spalle.
    Mario Calabresi narra delle lettere minacciose che arrivavano a casa loro, e del padre che un po’ per timore, e un po’ per amore nei confronti della sua famiglia, nascondeva queste lettere, in cui veniva minacciato di morte, pur di non dare ulteriori preoccupazioni alla moglie e ai figli.
    Nel libro si comprende la determinazione e il coraggio del commissario, che, nonostante le minacce ricevute, non sarebbe mai uscito dalla Polizia: lo considerava un atto di vigliaccheria.
    Una delle frasi che più mi ha colpito del libro è appunto:
    “Grazie, sei molto affettuoso ma non posso. Non potrei mai. Sarebbe una fuga. Significherebbe scappare. Di più: significherebbe ammettere che sono colpevole. Resterò fino in fondo, guardando tutti negli occhi”. Parole che mi hanno commosso e attraverso le quali si comprende la voglia di giustizia che aveva il commissario Calabresi e la necessità interiore di dimostrare a tutti la sua innocenza.
    Periodo nero lo ha passato soprattutto la mamma del giornalista, ritrovatasi vedova, con due figli piccoli e uno in arrivo.
    Penso che il libro voglia far riflettere sull’importanza della memoria, della storia, del ricordo, e l’autore ci è riuscito molto bene.
    Concludo con la frase che più mi ha colpito, e che credo sia una trama della morale del libro:
    “Sentii che era giusto andare avanti, camminare, impegnarsi per voltare pagina nel rispetto della memoria. Bisognava scommettere tutto sull’amore per la vita”.

  4. “Vita e morte di Mafalda di Savoia a Buchenwald”.
    Il 28 agosto 1944 nel campo di concentramento di Buchenwald morirono 17 internati e tra questi Frau von Weber, del settore “internati speciali”.
    Un anno prima due ufficiali della Gestapo di Berlino avevano tradotto nel Lager una donna sui quarant’anni ,per la quale esibirono un ordine d’internamento firmato da Himmler.
    Nel documento la prigioniera aveva il nome di Prinzessin Mafalda von Hessen geborene Prinzessin von Savoyen e così venne registrata all’anagrafe di Buchenwald.
    Qualche giorno dopo questi dati vennero subito cancellati per ordine di Hitler.
    Mafalda d’Assia, divenne Fraud von Weber.
    Era principessa di Savoia, figlia secondogenita del re d’Italia Vittorio Emanuele lll.
    Intelligente e colta, sposa e madre esemplare, di grande fede cattolica, sempre pronta alla carità per i più bisognosi e disagiati , la principessa Mafalda di Savoia fu donna coraggiosa e rappresentò una vittima sacrificata sull’altare degli olocausti perpetrati in una guerra dove l’odio aveva espresso le sue più turpi facce.
    Il sacrificio della sua breve esistenza fu l’ultimo atto di una scena terrena caratterizzata dalla presenza costante del Vangelo: anche nel campo di concentramento di Buchenwald non badò a se stessa, in cima ai suoi pensieri c’erano i figli, il marito, i genitori, gli internati del campo e in particolare gli italiani del Lager, ai quali fece sentire tutta la sua vicinanza.
    Colei,nonostate era stata Principessa Reale d’Italia, sulla sua tomba,fu apposta l’epigrafe “DONNA SCONOSCIUTA”.
    Dai fasti della reggia agli orrori della prigionia, alla desolata morte in terra straniera.
    Scritto da Renato Barneschi,nato a Dolceacqua da una famiglia umbro-toscana, questo libro è molto interessante perchè ,oltre a farti capire ciò che accadeva nel passato, fa riflettere sulle difficoltà e la vita, di ricchi e poveri, nel periodo di guerra.

  5. “Il ballo”
    In questo romanzo viene descritto il difficile rapporto tra madre e figlia in cui chiunque può ritrovarsi.
    Antoinette è una quattordicenne incompresa, timida e a volte invisibile agli occhi dei suoi genitori. Figlia unica dei signori Kampf divenuti da poco ricchi, cresce con un’ideologia di società prettamente ipocrita.
    Però un giorno decide di prendere in mano il suo futuro e di reagire perchè anche lei crede di meritare un po’ di felicità in questo mondo e cambia in negativo il suo modo di vedere le cose.
    Sarà costretta a ricredersi a causa di alcuni avvenimenti inaspettati e travolgenti riportati nel finale, in cui le due donne saranno costrette a ricominciare una nuova vita, insieme.
    Mi ha emozionato la frase ” Era l’attimo, l’istante impercettibile in cui si incrociavano sul cammino della vita: una stava per spiccare il volo, l’altra per sprofondare nell’ombra. Ma non lo sapevano”.
    È un libro appassionante, soprattutto perchè molto vicino alla quotidianità di noi adolescenti che spesso ci sentiamo emarginati e fuori posto e ci aiuta a comprendere anche i vari punti di vista dei personaggi che sono ampliamente descritti nel libro. Inoltre il finale lascia senza fiato e rende il libro unico e meraviglioso.

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    Fine della conversazione in chat

  6. “Addio alle armi”
    Questo romanzo di Ernest Hemingway racconta una storia d’amore tra il tenente americano Harry e l’ infermiera volontaria inglese Catherine, che si incontrano sul fronte italiano di Gorizia durante il 1° Conflitto Mondiale. Viene evidenziata la brutalità della guerra e quanto fossero costretti i soldati a subirla; sembrava non finisse mai. Avevano perso la speranza come si può comprendere nelle frasi “Non c’è fine per una guerra” e “la guerra non si vince con la vittoria”; ormai salvare la propria vita era l’unica priorità.
    Il forte sentimento che lega i due amanti vede come unica soluzione la diserzione del tenente Harry e la fuga verso la Svizzera dove quest’ultimo sarà costretto a convivere con un’amara realtà.
    Ho apprezzato la descrizione dettagliata dei luoghi e la bravura dell’autore che è riuscito a coinvolgermi nella storia. Consiglio la lettura di questo romanzo.

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    Fine della conversazione in chat

  7. “Il giorno della civetta”
    Il libro scritto da Leonardo Sciascia parla di una persona assassinata a Siracusa e dello strapotere della mafia siciliana.Storia intrigata, dove sono coinvolti anche personaggi importanti e dove l omertà di certo non aiuta alla risoluzione del caso.Le indagini sono affidate ad un capitano dei carabinieri che decide di indagare e, senza arrendersi davanti al muro di silenzio e omertà ,arriva a scoprire i rapporti che legano la criminalità mafiosa e politica.
    La frase che mi ha colpito di più: ” io ho una certa pratica del mondo, è quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie:gli uomini, mezz’uomini, gli ominicchi,i pigliainculo e i quaquaraquà… Questo libro mi è piaciuto molto perché racconta la verità su quello che accade in Sicilia.
    Lo consiglio a chi ama i libri di attualità.

  8. “Non chiedere perchè”
    Questo romanzo si sviluppa a Sarajevo in piena guerra dell’ex Jugoslavia nell’estate del 1992. Con la ferita di un matrimonio fallito, il protagonista, Marco De Luca è l’unico fra i suoi colleghi giornalisti ad accettare l’incarico di inviato per raccontare alla televisione italiana la crudeltà di questa guerra.
    Per raccontare questo inferno decide di prendere come esempio l’avvenimento del bombardamento su un orfanotrofio in cui trova una bambina diversa dalle altre che porterà con se perchè rimasto colpito dai suoi gesti e soprattutto dai suoi occhi pieni di speranza. Durante questa guerra conosce anche una donna di nome Karen, che ritiene indispensabile, ma non troverà il coraggio di dirle tutto ciò che prova.
    Questa storia mi è piaciuta molto non solo per avermi fatto capire l’atrocità della guerra ma anche come qualcosa di così piccolo, come la bimba, possa farti inseguire quello che a tutti appare un sogno irraggiungibile.
    Nel leggere questo libro ho provato quasi vergogna per la nostra indifferenza di fronte a tutto ciò. Come si fa a essere così freddi?
    Spero che chi leggerà questo libro sensibilizzi almeno un po’ il proprio cuore e veda con occhi diversi la guerra, perché, di certo, la guerra non è un gioco. E concludo con questa iscrizione situata sopra la porta della Biblioteca di Tebe: “Medicina per l’anima”.

  9. “MALACAPPA diario di una ragazza 1943-1945”
    in questo romanzo l’autrice Giancarla Arpinati scrive, sotto forma di diario, ciò che stava accadendo durante gli anni di guerra.
    Questo libro non è una testimonianza qualunque: infatti, Giancarla è figlia di Leandro Arpinati, uno dei massimi esponenti del fascismo negli anni Venti, poi successivamente caduto in disgrazia.
    Il racconto è ambientato nella campagna bolognese, a Malacappa, dove gli Arpinati possiedono una proprietà, che è un vero e proprio concentrato di guerra civile. Vi si nascondono militari alleati e prendono alloggio reparti tedeschi, in una situazione complicata fra bombardamenti, violenze e deportazioni che continuano fino al 22 aprile 1945, quando Arpinati viene ucciso da un commando partigiano.
    Inoltre nel diario vengono riportati i pomeriggi passati in compagnia delle amiche e i litigi con il fidanzato Guido.
    Giancarla è una ragazza intraprendente che ha appena finito le scuole superiori e sta frequentando il primo anno di università. Una figura importante nella sua vita è il padre, che lei descrive come un uomo tutto d’un pezzo, che crede molto in lei e nelle sue capacità, a tal punto da pretendere che lei sia sempre all’altezza delle situazioni.
    Una delle frasi che mi ha particolarmente colpito di questo libro è stata la pagina di diario del 21 maggio: <>.
    Condivido questa frase, perchè mi ritrovo nel pensiero di Giancarla. Lei scrive questa frase in riferimento al fatto che solo sognando può pensare a un futuro diverso da quello che ha scelto per lei il padre; infatti io penso che tramite i sogni tutto sia possibile.

  10. “Il grido e l’impegno”
    Questo libro scritto da Francesco Minervini tratta di un ragazzo, Michele Fazio, morto a soli 15 anni
    per colpa di un proiettile che gli ha perforato il cranio mentre ritornava a casa per cenare con la famiglia.
    Con l’aiuto dei genitori, Lella e Pinuccio, la storia di Michele e la sua morte innocente vengono ricordati per diventare una memoria collettiva nella consapevolezza che occorre pretendere un impegno e una giustizia a volte troppo difficile per gli onesti.
    Questo libro mi ha interessato molto e ne consiglio la lettura.
    Giorgia Giammona

  11. “Verso la libertà”
    In questo libro scritto da Mario Lodi si parla di un ragazzo di Piàdena riuscito a sopravvivere alle vicissitudini della 2^ guerra mondiale.
    Il racconto si apre con Mario che si trova nel suo letto con la febbre all’ inizio della guerra. Il giorno dopo sarebbe dovuto partire per il fronte. Decide cosi di addormentarsi e spera di stare meglio quando si sveglia. Mentre dorme, sogna alcune vicende della sua infanzia come, ad esempio, quando andava a scuola o quando con il padre andava a caccia o a pesca oppure il momento in cui il padre gli ha insegnato a sparare.
    Il giorno seguente, dopo essersi svegliato, ha ancora la febbre ma, purtroppo, non può farci niente, quindi si avvia verso l’ ufficio del comando militare.
    Dopo qualche giorno di cammino, arrivano al campo di addestramento dove un generale tedesco molto duro li fa lavorare come muli.
    Non molto tempo dopo l’inizio della guerra, Mario diserta e torna a casa dove i suoi genitori lo nascondono in una buca scavata sotto il bancone della “farineria”.
    Dopo un po’ di tempo Mario trova lavoro alla Todt, i cui lavoratori sono esonerati dal servizio militare. Un giorno però, mentre andava al lavoro, viene bloccato da due soldati tedeschi che lo portano alla caserma militare dove lo arrestano credendolo traditore e lo trasferiscono all’ SS di Milano.
    Per arrivare all’ SS fanno molte tappe nelle quali Mario trova validi amici ai quali chiede diversi favori.
    Dopo qualche mese riesce a scappare ma, appena arrivato a casa, viene nuovamente arrestato e riportato in carcere.
    Passano pochi giorni e la guerra finisce così Mario torna nuovamente in libertà e grazie all’aiuto del direttore di un orfanotrofio riesce a tornare a casa sano e salvo.

  12. “La porta della libertà” di Daniela Morelli .
    Il protagonista della storia è Giordano, un quattordicenne, figlio di un contrabbandiere e di una rammendatrice, che frequenta il liceo in attesa di entrare in seminario (l’aspirazione massima della madre, che lo vorrebbe arcivescovo), che si interroga su quello che davvero vuole diventare e condivide dubbi e domande col prete del paese. Sarà testimone e protagonista diretto di uno spaccato italiano di quei mesi: la mancanza di cibo, le paure, il paese diviso, la sorella fidanzata con un fascista nonostante l’opposizione dei genitori, un cugino tornato dal fronte e nascosto in casa, Radio Londra ascoltata di nascosto. E una famiglia di ebrei, tra cui Rachele, ragazza dai capelli cortissimi e la lingua tagliente, nascosta nella villa della contessa defunta. Una famiglia da proteggere, da salvare con l’aiuto di molti.la lettura é stata davvero scorrevole perchè ha un linguaggio molto vicino a quello comune.Penso che sia una storia anche attuale; dal libro si percepiscono le emozioni del protagonista. Consiglio a tutti la lettura di questo breve ma avvincente romanzo.

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